

In un piccolo villaggio sconvolto dalla guerra, una donna resiliente vive nell’assenza degli uomini partiti a combattere. Imperterrita, scrive lettere ai soldati al fronte, condividendo frammenti della vita lasciata indietro. Le sue parole diventano un faro di speranza. Anni dopo, alla notizia della sua morte, un comandante, colpito dal suo impatto, visita il villaggio con soldati nemici per scoprirne l’eredità.
Azam Hasanpour è una sceneggiatrice, regista e designer, laureate in Scenografia e Costume (B.F.A.) e in Cinema (M.A.) presso l’Università di Teheran. Attualmente sta seguendo il Master in Film and Media Arts (MFA) presso la Temple University. Grazie a una solida esperienza maturata in diversi progetti cinematografici e teatrali, da otto anni si dedica alla regia e al costume design, il che le ha consentito di sviluppare una notevole competenza nel settore. Azam ha avuto il privilegio di lavorare su numerosi set e di dirigere diversi cortometraggi, tra cui Baran (2016), realizzato in collaborazione con la National Film School of Denmark e l’International Media Support (IMS). Parallelamente all’attività artistica, si dedica alla ricerca accademica. I suoi studi su “Struttura, tempo e narrazione”, “Molteplicità dei punti di vista nella trilogia di Terrence Malick” e “Il riflesso delle lingue e delle culture del popolo iraniano nei lungometraggi iraniani” sono stati pubblicati in Iran. Possiede inoltre di spiccate capacità organizzative e gestionali, permettendole di collaborare con festival di rilievo, tra cui il Fadjr International Film and Theatre Festival, l’Iran International Freen Film Festival, il Green Me Global Festival for Sustainability e il Diamond Film Screen della Temple University.

