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Progetto Ambiente

Pagina 2 di 2: Filiera CO2

Dal 2008 al 2009 l’Ischia Film Festival ha deciso di certificarsi con il marchio FilieraCO2-fai la differenza, ha scelto cioè di neutralizzare le emissioni del catalogo ufficiale e delle giornate del festival (proiezioni, spostamenti, consumi elettrici) attraverso la tutela di una superficie forestale.
Di seguito riportiamo la relazione della Dott.ssa Silvana Kühtz presentata proprio su questi temi nel corso della tavola rotonda realizzata per il Forum Mare

Il cinema come strumento di comunicazione per uno sviluppo sostenibile.
FilieraCO2: creare esempi da seguire e comportamenti virtuosi
Silvana Kühtz, docente Università della Basilicata
Referente scientifico FilieraCO2-fai la differenza

Negli anni ‘70 il grande regista italiano Roberto Rossellini scoprì e propugnò appassionatamente il cinema come grande strumento didattico del nostro tempo. Egli ebbe a scrivere "...credo che noi uomini stiamo avanzando rapidamente verso il momento in cui dovremmo riformare di continuo le abitudini, i comportamenti e gli istinti che abbiamo sviluppato nel corso della nostra storia…solo nuovi metodi di comunicazione e di educazione possono aiutarci ad ottenere ciò…" Nell' immaginare un'educazione permanente che formasse l'uomo di domani anche sapendo usare lo strumento del cinema, Rossellini parlava anche di educazione ambientale.
Questa si può al cinema propugnare in tre modi che possono anche essere combinati fra loro, e ci pare siano ancora poco praticati: intessere la sceneggiatura su storie vere improntate a temi di denuncia e riscatto sociale e ambientale; inserire in film che parlano di tutt’altro scene di vita quotidiana che fanno fare al protagonista la raccolta differenziata o gli fanno avvitare una lampadina a basso consumo; certificare le attività di produzione del film come attività a bassi consumi o comunque a emissioni compensate.
Per andare specificamente al primo caso molti di noi ricordano Julia Roberts nel film Erin Brockovich diretto nel 2000 da Steven Soderbergh, premio Oscar per la Roberts. [Il film racconta la storia vera di Erin Brockovich, impiegata di un piccolo studio legale della California, che da sola condusse (e vinse) una battaglia contro la potente industria Pacific Gas & Electric responsabile di aver versato nel sottosuolo delle soluzioni di cromo esavalente, tossico e cancerogeno, usato come antiruggine nella centrale di compressione del gas, e di aver inquinato le falde idriche da cui traevano l’acqua potabile gli abitanti del paesino di Hinkley.]
La storia di Erin Brockovich non è stata l’unica trattata da film recenti. Qualcuno ricorderà forse un altro bel film intitolato A civil action (anche in italiano), del 1998, diretto da Steven Zaillian e interpretato da John Travolta, nella parte di un avvocato difensore dei diritti di numerosi cittadini che si erano ammalati di tumori attribuiti all’inquinamento dell’acqua potabile, e da Robert Duvall, nella parte dell’avvocato degli inquinatori. [Anche questo film si ispira ad una storia vera ambientata nella tormentata cittadina di Woburn nel Massachusetts, non lontana da Boston, negli Stati Uniti.]
Ancora prima dei due citati c’era stato un altro film, Silkwood, del 1983 (regia di Mike Nichols), tratto da un libro-inchiesta di Richard Rashke. Karen Silkwood, interpretata dalla brava Meryl Streep, era una operaia e una sindacalista della fabbrica Kerr-McGee che nell’Oklahoma preparava pastiglie contenenti plutonio, combustibile per reattori nucleari. [Nel 1973 cominciò ad osservare malattie in alcuni altri operai e dopo poco anche il suo corpo risultò contaminato da plutonio. La Silkwood stava per portare questi documenti al sindacato chimici americano quando, viaggiando in automobile, ebbe un incidente che la uccise. La fabbrica fu riconosciuta colpevole di molte inadempienze nei confronti della sicurezza dei lavoratori e fu costretta a chiudere nel 1975. Attraverso il libro e il film --- uno dei pochi in cui una macchina da presa entra in una fabbrica --- l’opinione pubblica americana e mondiale conobbero i pericoli dell’energia nucleare.]
Per quel che riguarda inserire in film che parlano di tutt’altro scene di vita quotidiana che fanno fare al protagonista la raccolta differenziata o gli fanno avvitare una lampadina a basso consumo e certificare le attività di produzione del film come attività a bassi consumi o comunque a emissioni compensate, questo è ciò che vogliamo lanciare come possibilità da questo Festival in cui di film si parla. Il festival di Ischia lancia un invito a tutti, aziende partner, registi, attori, spettatori, cittadini, a prendersi a cuore l’ambiente in cui viviamo, valorizzando le risorse agro-forestali ma anche assumendo comportamenti sostenibili nella vita di tutti i giorni. Si lancia da Ischia l’invito a considerare la grande influenza che possono avere scene e fotogrammi in cui non solo si valorizzano le bellezze naturali, ma si esaltano i comportamenti virtuosi: risparmiare energia, aumentare l’uso dei trasporti pubblici, riciclare i materiali, fare la raccolta differenziata…
Peraltro questa è proprio l’ambientazione adatta per lanciare questo argomento, perché si tratta di un film festival in cui si valorizza la Location cioè il setting del film in modo che sempre più sia elemento di attrazione che porti il cineturismo ad essere una delle voci di profitto per il nostro Paese.
E quale migliore Location può scegliere un regista di quella in cui l’ambiente naturale è rispettato e valorizzato per esempio con comportamenti virtuosi dei cittadini e con la creazione di aree verdi e la tutela del patrimonio naturalistico esistente?
Il Festival peraltro lancia questo invito partendo da sé: infatti l’Ischia Film Festival 2008 ha scelto di certificarsi con il marchio FilieraCO2-fai la differenza, ha scelto cioè di neutralizzare le emissioni delle attività organizzative dell’associazione culturale Art Movie & Music, del catalogo e delle giornate di festival 2008, e per un anno verrà tutelata e gestita una superficie forestale in provincia di Reggio Calabria. Il punto è infatti che indipendentemente da dove l’inquinamento viene prodotto, si può poi scegliere di fare azioni di compensazione dove ce n’è più bisogno. In progetto c’è anche la possibilità di valutare un recupero di aree ischitane da tutelare.
C’è da sapere infatti che ogni attività dell’uomo e anche le attività di un Festival del Cinema, generano gas inquinanti perché si usano energia e materiali che per la loro produzione liberano emissioni che si misurano in termini di CO2 equivalente. Tali emissioni sono responsabili di esasperare l’effetto serra, ovvero il riscaldamento naturale della Terra, con conseguenze dannose sui climi, sull’ambiente, sulle persone, sugli animali. Con il progetto Filiera CO2 – fai la differenza è possibile dare un contributo alla riduzione dell’inquinamento atmosferico. Le emissioni causate da una qualunque attività vengono cioè calcolate e poi compensate con interventi di forestazione e di tutela di aree boschive in territori da valorizzare della nostra Italia, gli alberi infatti assorbono CO2
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